Le Meravigliose Nascite di Jean-Luc Nancy

23 August 2021

Le Meravigliose Nascite di Jean-Luc Nancy
PHILOSOPHY
JEAN-LUC NANCY

Fuori dalla cattedrale di Strasburgo, June 2018

Questa è la traduzione italiana di un testo pubblicato in European Journal of Psychoanalysis l'anno scorso in occasione dell'ottantesimo compleanno di Jean-Luc Nancy, con il titolo The Marvelous Borths of Jean-Luc Nancy,” https://www.journal-psychoanalysis.eu/the-marvelous-births-of-jean-luc-nancy/

Tanti auguri a te, mio caro Jean-Luc!


In quanto essa sfugge alla cattura, non saprei attribuire un nome alla mia relazione con te: le sue nascite non smettono mai di sorprendermi. Amico, sì, perché si tratta di una parola, di una parola come "essere", quella stessa parola che è in grado di cogliere quasi ogni forma di relazione e di occasione. All'inizio ero solo uno studente che ti fu presentato da Gérard Bensussan. Ti scrissi via e-mail a proposito degli "algoritmi" e del Parmenide di Platone; fu all’epoca in cui, per connettersi a internet, esistevano solo i "dial up modem". Mi rispondesti immediatamente, promettendomi di scrivere un'e-mail più lunga una volta che ti fossi occupato delle valutazioni degli studenti.


Ogni volta che ci siamo incontrati, anche in delle circostanze che erano per me complicate, tu sei sempre stato estremamente consapevole di quello che stavo vivendo in quanto “io posso sentirti sentirmi”. E, con il più leggero dei tocchi, hai sempre sistemato tutto. Ogni volta sei travolgente e ciò mi manca, come tu mi manchi proprio ora.


Ma questa è una pubblicazione. Vorrei allora pensare, e indicare, una certa questione provocata e inaugurata dal tuo lavoro – quella di un altro rapporto alla tecnologia. Permettimi di riportare ora alla memoria una giornata passata a Strasburgo e le conversazioni che avemmo sulla Cattedrale, all'interno della Cattedrale. Noi, gli atei, aspettammo insieme, pazientemente, che le porte della Cattedrale si aprissero sotto una vivace luce solare. Entrammo con grande entusiasmo e ci accorgemmo che le volte e le ogive avevano captato l’oscurità per mostrarci solo i loro bordi. Ogni cosa giunge al visibile sul fondo di uno schermo oscuro.


Wittgenstein scrisse a proposito delle chiese di Paolo e della loro grandezza, la quale tradisce le capanne dei vangeli, che: "Lì tutti gli uomini sono uguali e Dio stesso è un uomo; in Paolo c'è già qualcosa come una gerarchia; onorificenze e cariche ufficiali". Ma, benché li osservammo con attenzione, noi non ci occupammo delle gerarchie, delle cerimonie e dei rituali. Mentre le cerimonie mantengono, con una precisione tuttavia tollerante ai cambiamenti delle epoche, la forma di una rappresentazione specializzata, la quale spesso cerca di contenere le crisi della rappresentazione, le macchine, nonostante siano esse stesse, in qualche modo, cerimoniali, possono apparire come incapaci di tolleranza. Ma, come lo dimostra il caso particolare del grande orologio meccanico della Cattedrale di Strasburgo, il quale è in costruzione dal XIV secolo, tale fatto non si avvera per tutte le macchine. In effetti quell’orologio, oltre a essere stato rielaborato e riparato, ha anche subito delle aggiunte nel corso dei secoli. Detto altrimenti, non si tratta, in questo caso, di una macchina resa intollerante al tempo a causa della ormai comune propensione dell'uomo a scartare le macchine che subiscono le forze del tempo.


Durante l’attesa, mentre i turisti si meravigliavano davanti alle grandi vetrate, parlammo di nichilismo – "non c'è nichilismo qui, al contrario! ". L'orologio rappresenta il tempo, il quale comprende le ore del giorno, le stagioni, le eclissi, il dramma biblico e la natura. Difatti, esso rappresentò una delle meraviglie computazionali della sua epoca e per tal motivo, ancora oggi, la sua precisione è sorprendente. Ci meravigliamo davanti all'orologio, così come ci meravigliamo davanti la pianta Mirabilis che fiorisce sempre alle ore quattro, marcando questa stessa ora. Tale stupore è la pressione e il piacere della nascita; si tratta cioè dello stupore rispetto al fatto che, sebbene qualcosa di nuovo nasca in un determinato momento, e sebbene la nostra familiarità con esso non faccia che crescere, questi non cessa mai di stupirci.


Parlammo inoltre delle macchine degli antichi: le macchine dell'Europa medievale, quali sono gli automi di Alberto Magno. Parlammo allora dell'epoca in cui le macchine, non limitandosi ad essere solo dei mezzi, erano anche degli oggetti meravigliosi di cui bisognava prendersi cura in accordo con il tempo. Ciò significa che, diversamente dall'epoca attuale, la quale sussume meccanicamente tutti i misteri sotto dei meri rendimenti funzionali – epoca per la quale noi, i meravigliati, non siamo oggi null’altro che materia –, vi fu un'epoca in cui le macchine condividevano il mistero del mondo.


Una delle caratteristiche della nostra crisi è il complesso di relazioni che intratteniamo con le macchine. Il computer meccanico della cattedrale ci mostra qualcosa che non riusciamo a vedere – per esempio, le eclissi del prossimo secolo – ma che è tuttavia significativo per noi. In effetti, benché l’orologio abbia i suoi propri movimenti meccanici, i quali non assomiglino affatto alla natura, questi opera nondimeno in parallelo alla natura stessa, o in parallelo ai movimenti dei cieli, e, a velocità variabile, cattura per noi le regolarità della natura, in anticipo sulla natura. Si tratta, qui, dei giochi della ragione, intesi come rapporti tra regolarità variabili e determinate irregolarità. La ragione non ci vieta di fare ciò che dobbiamo fare aldilà delle nostre preoccupazioni per il significato in sé stesso: noi che siamo gli abbandonati di qualsiasi terminale di significati. Il significato di ciò che ci viene mostrato non ci è oscuro, benché il significato stesso possa esserlo. È su questo punto che i tecnologi di oggi, per i quali tutto è calcolabile e il calcolabile è l’essere, si sbagliano in modo disastroso. Laggiù, nella cattedrale, capii allora che tu ti muovi tra le due epoche delle macchine per il bene di una terza; tu, uno dei primi filosofi ad adottare il computer, nella tua casa piena di macchine, di fili e di connettori, stai già pensando a una terza epoca delle macchine. Ma questa terza epoca dovrebbe onorare qualcosa che tu hai scoperto: si tratta della duratio noumenon e, quindi, del mistero della nascita o, ancora, dell'oscura esperienza della nascita "che non smette mai di stare arrivando".


Questo pensiero, "Nulla preesisterà alla nascita", è già la nascita disorientante di un pensiero che tu hai esplorato attentamente in ogni sua possibile espressione. Queste esplorazioni – soprattutto in Une pensée finie, Le sens du monde e The Birth to Presence – ci hanno fatto sentire come se tu stessi "vedendo" qualcosa che era ripiegato in altre dimensioni e che è stato poi proiettato indietro, con precisione, in delle parole; in seguito, come fa un mago, tu hai dispiegato, nello stesso modo in cui un tesseratto si dispiega in tre dimensioni, la misteriosa nascita dell'essere – "Nascere è il nome dell'essere".


Per coloro che sono appassionati del "spiegare tutto" (una passione più che altro esaurita al giorno d’oggi, tranne che per i tecnologi), le relazioni esplosive del senso, le quali definiscono ciò che ogni cosa è, sono comprese come delle mere componenti di quella cosa stessa. Questo fraintendimento preclude l'esperienza stessa delle esplosioni di senso. Ma tu non ti sei fermato all'esposizione dell'impossibilità logica di un tale atto e ti sei invece esposto alla filosofia alla duratio noumenon – la quale è al di là delle categorie modali –; duratio noumenon da cui nascono tali esplosioni, e che non può mai essere ridotta a une semplice componente di ciò che nasce.

In tal senso, tu hai liberato la filosofia dai fardelli dei significati dell'essere per pensarne l'assoluta necessità. Allora, ciò che si dovrebbe ormai designare per "esistenza" è proprio "l'imminenza dell'esistenza", cioè il pensiero di un al di là delle anticipazioni e delle previsioni in quanto "ogni istante ci espone alla sua necessità". Questa necessità del fatto che ci sia una nascita, ovvero un’assoluta imminenza della nascita, è ciò contro la quale si inscrivono, nel nostro mondo, le nostre anticipazioni, le nostre delusioni e le nostre sorprese mentre spesso dimentichiamo che la meraviglia che manifestiamo davanti ad ognuno ed ad ogni cosa non è altro che la meraviglia davanti all'assoluta imminenza.

Mi meraviglio di fronte alle nascite di Jean-Luc Nancy.

Con il massimo amore

Shaj Mohan

Translated by BENEDETTA TODARO


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